sotto la basilica c'è un labirinto di 40 stanze. Un tesoro il cui lungo e delicato lavoro di restauro è iniziato nel ´95: il progetto è farne un museo
di Mara Amorevoli
Sotterranei, corridoi, una lunga teoria di stanze, abitacoli, suppellettili, arredi, pozzi, passaggi. Raccontano una storia sommersa e sconosciuta, come se per la prima volta qualcuno aprisse un antico e poderoso tomo rimasto dimenticato per secoli. La basilica di San Lorenzo svela i suoi segreti, la parte nascosta sotto l´iceberg del complesso monumentale che ospita i cortili e il capolavoro di Michelangelo della Biblioteca Laurenziana.
IL REPORTAGE: Tesori nascosti
Spazi di centinaia di metri quadrati mai visti e mostrati fino ad oggi. A cui si accede lasciandosi alle spalle i due cortili: il primo chiostro quadrato "dei Canonici" e quello più piccolo, privato, su cui si aprivano le abitazioni dei preti. Il viaggio comincia da qui, dal cortile chiuso al pubblico, quello più antico costruito appunto intorno al 1350.
Una piccola porta dà su uno stretto corridoio: le scale scendono un paio di decine di metri per immettere nel primo dei camminamenti. Siamo nei sotterranei, riaperti, ripuliti e restaurati da un lungo e silenzioso lavoro iniziato nel 1995. Ampi corridoi freschissimi, con volte a botte, percorrono sotto terra il quadrilatero dei cortili, e su ognuno dei quattro lati si aprono delle stanze.
«Quaranta stanze in tutto, più due che erano state murate e sono state riscoperte» spiega Francesco Baglioni, dal '90 architetto responsabile dell´Opera medicea laurenziana, introducendoci ad uno dei vani dove ha attrezzato il suo ufficio-studio. Alle pareti, disegni, mappe e piante di tutto il complesso: Basilica, Cappelle Medicee, Sacrestia nuova, Biblioteca Laurenziana, abitazioni, ecc.. In tutto 8 mila metri quadrati.
Sul tavolo, alcune ceramiche finemente dipinte: bacili, piatti, brocche d´epoca, materiali appena restaurati. Reperti dal '300 al '700, provenienti dalle manifatture di Faenza e Montelupo, riemersi dal fondo dei quattro pozzi dove sono stati rinvenuti durante i lavori di recupero dei sotterranei. «Ma questi sono i primi che abbiamo ricomposto, cocci e frammenti riempiono più di 300 bidoni, in attesa di restauro» prosegue il responsabile. Non tutte le 40 stanze sono visitabili. Per ora solo cinque sono state ripristinate e rese agibili. Ed è in queste che si ammucchia gran parte del materiale recuperato.
«Andremo avanti con i lavori, perché intendiamo realizzare in tutti i sotterranei un nuovo museo, in cui esporre sculture, foto, documenti sulla costruzione delle chiesa-basilica, pezzi riemersi dagli scavi, tra il fango e i depositi di terra che avevano riempito nel tempo i locali» precisa Baglioni.
Inizia il giro lungo i bracci di 30 metri dei camminamenti. Ogni stanza è contrassegnata ai lati del corridoio da una piastrella di ceramica con un numero. Numeri civici che servivano a cosa? «Un tempo questi locali erano usati dagli esercenti del mercato come frigoriferi, per riporre salami, prosciutti e altre mercanzie, pare fino a prima del 1940» racconta l´architetto, prima di aprire la porta blindata della prima stanza.
Qui sono riposti i tesori riemersi: paliotti settecenteschi ricamati a mano, un altro intarsiato con la data del 1880, colonne, gessi ottocenteschi, un letto funebre in legno, la testa di una donna dolente in cartapesta a cui mancano gli abiti, angeli dorati, reliquari e ostensori, un´infinita raccolta di candelabri di ogni epoca e misura. Arredi in cattivo stato di conservazione, trovati buttati qua e là, accanto ad altri materiali di nessun valore ammucchiati dagli inquilini che ancora vivono nel complesso, come parenti di precedenti priori.
Tutto è stato via via inventariato, tuttavia non mancano perdite: alcuni crocifissi in legno non hanno più il Cristo. E è riemersa anche una moneta romana, così come risanando i pavimenti, sono stati raggiunti i livelli alto medievali delle fondamenta, rinvenute tombe anonime, poiché anticamente i morti venivano sepolti nei sotterranei.
Durante i lavori sono state trovate anche due stanze murate: chiuse chissà quando e perché. Una è arredata da un grande lavatoio in pietra, affiancata da un pozzo ancora da ripulire. L´altra è sul lato opposto, scende in basso e, secondo Baglioni «era la stanza-mattatoio, dove venivano macellati gli animali, poiché sono state ritrovate grandi quantità di ossa».
Percorrendo i quadrilateri dei corridoi, si scoprono i resti di cornicioni semilavorati, lunghissime scale a pioli per issare gli arredi sulle navate della basilica, un pesante batacchio di campana. Spazi che durante l´ultima guerra sono serviti come ricovero delle opere d´arte della basilica e come rifugio degli sfollati. Un angolo del corridoio, ancora più fresco, profuma di pane: possibile? Su due carri spuntano montagne di pagnotte, sfilatini, schiacciate e cornetti.
Un incredibile ammasso di roba secca «che la perpetua si ostina ad ammucchiare per regalarlo a qualcuno che possiede dei pollai» spiega il responsabile, ricordando che la parrocchia «un tempo affollata da 60 canonici, oggi è guidata da due preti: il priore Angiolo Livi di 95 anni e il vice priore Fabrizio Porcinai di 62 anni».
Le uniche bocche d´aria sono finestre-feritoie che danno sui cortili, salvo un´apertura che immette in un giardino privato, stretto a destra dai muri della Sacrestia vecchia di Brunelleschi, a sinistra dalla struttura rotonda della Sala D´Elci della Biblioteca Laurenziana. Spazi recuperati che si apprestano in futuro a diventare museo.
Come museo e spazi espositivi sono già diventati i sotterranei sotto la Basilica. Quando? «Vedremo, stiamo andando avanti con i nostri fondi, quelli che arrivano dai biglietti di ingresso- osserva Baglioni- registriamo circa 400 mila visitatori all´anno, che pagano un biglietto di 3,50 euro di ingresso».

DA La Repubblica (sezione di Firenze)Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini Tuo da Gloriam!
Meri da Verona
Cavaliere