Nell’Ordine erano previsti 2 ranghi: quello dei cavalieri, a cui si accedeva per discendenza cavalleresca, e quello più ordinario dei sergenti. Il Maestro aveva uno stato maggiore di siniscalchi e marescialli. C’erano poi i comandanti delle province, per esempio della Provenza o della Lombardia. Secondo la Regola i Templari avevano l’obbligo di resistere al nemico anche se uno solo contro molti, e di arretrare solo se a richiamarli era un capo.
Dovevano soccorrere un compagno in difficoltà anche a costo della vita e da perfetti monaci si definivano fratelli. Mangiavano sempre in due. Altri articoli vietavano la falconeria e la caccia (a parte quella al leone), considerate attività mondane. I cavalieri dovevano portare il mantello bianco, simbolo di castità, i sergenti vesti brune. Tutto però doveva essere confezionato con tessuti umili, per distinguersi dai cavalieri laici, che usavano vesti e bardature per i cavalli appariscenti.
Vietate le pellicce, consentite solo pelli di agnello; capelli corti, niente speroni. L’articolo XXV recita: “Chi brama le cose migliori abbia le peggiori”. Vietato flagellare gli scudieri, bandita la “mormorazione”, cioè il pettegolezzo. Infine, se si riceveva un dono da un parente, bisognava offrirlo alla comunità.
(Focus Storia n° 153 - pag. 116)