Ancora qualche rigo riguardo alla Pergamena di Chinon.
Catalogata erroneamente nell’archivio vaticano intorno al 1600, la pergamena era stata per secoli ignorata, pur contenendo la verità sull’atteggiamento del Papa verso i capi templari. Racconta Barbara Frale: «Nel settembre 2001 stavo rileggendo per l’ennesima volta l’inventario dei documenti sul processo ai Templari, quando mi accorsi che un ecclesiastico di primo piano, il cardinale Berenger Fredol, nipote di Clemente V, risultava avere diretto uno dei tanti interrogatori di provincia ai Templari, nella diocesi di Tours. Ma qualcosa non quadrava: poteva un personaggio del genere abbandonare la Curia romana per andare in provincia a dirigere una delle tante inchieste diocesane? Un controllo approfondito rivelò che lui era presente non in quella cittadina, ma nelle segrete della fortezza di Chinon, in un’importante udienza tenuta insieme ad altri due cardinali con pieni poteri concessi dal Papa. All’ordine del giorno era la posizione dei capi templari, primo fra tutti Jacques de Molay. Il documento rivela che l’udienza portò alla loro assoluzione decisa da Clemente V, per tutte le accuse di eresia». Il lavoro di ricerca della Frale conclude che de Molay e de Charny furono uccisi per un colpo di mano di Filippo il Bello e non per una condanna del Papa. Anzi, proprio per reagire all’assoluzione e decapitare l’Ordine, il re di Francia fece prelevare i capi templari dalla fortezza di Chinon e li mise al rogo. Questo però non significa che l’inchiesta pontificia non abbia trovato irregolarità fra i Templari. Come ad esempio «l’accusa che durante l’iniziazione all’Ordine si dovesse sputare sulla croce e rinnegare Cristo appare provata nei documenti vaticani, ma ciò era stato valutato come bestemmia e non come eresia. Il papa comprese il significato del gesto: dopo aver giurato di impegnarsi a sopportare l’insopportabile, il Templare veniva sottoposto ad una iniziazione guerriera. Minacce, percosse, pressioni psicologiche servivano a mostrare cosa poteva accadere se si era catturati dal nemico e valutare la tempra del nuovo entrato: non sputare sulla croce era segno di fermezza. Per altri capi templari era invece importante l’obbedienza: se loro agivano, secondo la regola dell’Ordine, per conto di Dio, rinnegare la croce era per assurdo una prova di fedeltà del cavaliere al Signore».
Ma questa non è l’unica stranezza dei Templari: in un’altra ricerca su documenti vaticani ancora in corso, Barbara Frale h accertato che praticavano una comunione senza l’ostia derivante da un rito cristiano antichissimo appreso a Gerusalemme. Veniva celebrato il giovedì, usando solo vino, come sangue di Cristo, in ricordo dell’Ultima Cena: «Da qui potrebbe derivare la credenza del Graal, inteso come la coppa che ebbe in mano Gesù o quella in cui Giuseppe d’Arimatea raccolse il suo sangue dal costato trafitto.